Scritto come una lettera

Venerdì 24 giugno è stato consegnato il Premio Passaggi a Dacia Maraini.

Caro Pier Paolo” è il libro che Dacia Maraini ha voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita.

Un libro intimo scritto come una lettera, in modo genuino, spontaneo, vero. Un libro di memorie che racconta — con dolcezza e istinto materno — di Moravia, di letture appassionate di Ungaretti, di Montale, dell’amicizia pura calzaturificio con Ninetto Davoli, di stupendi viaggi in Africa, del cammino, carico di tenerezza, dentro la letteratura…

“Caro Pier Paolo,

stanotte ti ho sognato. Avevi il solito sorriso dolce e mi dicevi: «Sono qua!». Poi ti toglievi una specie di gilet color malva e aggiungevi: «Fa caldo».
Stavo per abbracciarti, felice di rivederti, quando sei scomparso. Per terra era rimasto il tuo gilet color magenta. Ho fatto per raccoglierlo, ma anche quello è sparito. Al suo posto ho visto un geco spaventato che correva verso la parete.
È così strano che dopo tanti anni, nel sonno, io trovi ancora il modo di ricordarti e di vederti. Sei sempre il giovane cinquantenne che ho frequentato negli anni Sessanta e Settanta: il corpo agile, sportivo, la faccia seria, non imbronciata, ma pensosa, lo sguardo sognante, il passo deciso e sempre pronto a correre.”

estratto da: Dacia Maraini, “Caro Pier Paolo”, Neri Pozza, 2022.

La scomparsa di Luciano Engelmann

È il 1914, la guerra è cominciata e il triestino Luciano Engelmann, giovane ingegnere edile con il grado di sottotenente, viene mandato sul fronte orientale in Galizia. Non sa cosa aspettarsi, è davanti a un salto nel buio, diretto verso i campi di battaglia a contrastare l’esercito russo. Constaterà da subito di come i reparti dell’esercito siano stati reclutati in tutte le nazionalità presenti nell’Impero e di come il corpo ufficiali sia fortemente legato alle tradizioni militari asburgiche.
Arrivato sul posto inizierà la lunga marcia verso Leopoli e resterà colpito da uno strano discorso che sentirà da un vecchio capitano con “lunghi baffi a manubrio”.
Quel che gli cambierà la vita, però, sarà l’incontro con il tenente Maximilian Groener, che intuirà le sue potenzialità e il suo ‘talento’ di ingegnere esperto in esplosivi…

Gabriele Chiarolanza scrive per trattenere il ricordo lottando contro l’oblio e forse proprio per questo predilige storie che hanno come protagonisti i dimenticati della storia.
Combina in modo elegante fiction e non-fiction, in una raffinata commistione di narrazione pura, memoria e biografia, mettendo in connessione quello che è con quello che è stato.
Colpiscono ed emozionano i dialoghi del romanzo, che aggiungono spesso qualcosa di nuovo alla storia — alla ricerca di un’intima identità, di un vissuto… — dando, quando ne hanno l’occasione, informazioni davvero importanti.

Gabriele Chiarolanza, La scomparsa di Luciano Engelmann, Meligrana 2021.

Leggere Viktor Frankl

Leggere Viktor Frankl è qualcosa che potremo definire un’esperienza di rivelazione. Qualcosa di unico in grado di farci scoprire i nostri lati migliori.
Ne “L’uomo in cerca di sé” ognuno di noi può trovare un proprio riflesso non di ciò che siamo stati, ma di quello che potremo diventare malgrado gli “urti” della vita, opponendoci al destino, dominandolo dall’interno. 
Viktor Frankl venne deportato a Theresienstadt, in Boemia, nel settembre del 1942. Fu poi trasferito ad Auschwitz, a Kaufering III e quindi a Türkheim. Sopravvisse, ma perse le persone più care.
Ritornò a vivere a Vienna e in soli sette giorni dettò le sue memorie che diventarono un libro straordinario tradotto in ventiquattro lingue. Un documento umano di eccezionale valore, il cui successo non è dovuto tanto all’oggetto del discorso, quanto alla singolare prospettiva con cui determinati argomenti vengono affrontati e al profondo messaggio trasmesso, ovvero: la vita vale la pena di essere vissuta in qualunque situazione e l’essere umano è capace, anche nelle peggiori condizioni, di “mutare una tragedia personale in un trionfo”.
Proprio questo aspetto costituisce uno dei motivi dell’attualità dello scritto di Frankl. Uno scritto che, pur narrando i tragici eventi a cui si riferisce, li trascende per incentrarsi sull’esplorazione della natura umana e delle sue potenzialità.

La Scuola di Storia delle tradizioni popolari

La penisola salentina, tra il mar Adriatico e lo Ionio rappresenta storicamente un punto d’arrivo e di partenza per chi, attraverso la Puglia, ha viaggiato (e viaggia-viaggerà) verso Oriente.
Nel tempo, in questi splendidi luoghi, si sono prodotti e sovrapposti numerosi itinerari e si sono insediate diverse (per lingua e cultura) comunità.
In Salento è nato qualcosa di unico e speciale: la Scuola Estiva di Storia delle Tradizioni Popolari, un’organizzazione benemerita che propone strumenti utili a comprendere la multiforme natura del Tacco d’Italia attraverso laboratori, escursioni, visite, degustazioni, momenti ludici.
La Scuola Estiva di Storia delle Tradizioni Popolari si dipana in una settimana articolandosi soprattutto in due fasi della giornata: in mattinata seminari teorici approfonditi tenuti da specialisti, nei pomeriggi laboratori ed escursioni; il programma prevede anche una serata di festa e momenti di spettacolo, narrativi, di informazione, con la partecipazione di operatori culturali, testimoni, ospiti.

È difficile rimanere onesti in politica

Sempre a proposito di lettere… ecco una lettera di parecchi anni fa ancora attuale.

Quando ero giovane, io ebbi un’esperienza simile a quella di molti altri: pensavo di dedicarmi alla vita politica, non appena fossi divenuto padrone di me stesso. Ora mi avvenne che questo capitasse allora alla città: il governo, attaccato da molti, passò in altre mani, e cinquantun cittadini divennero i reggitori dello stato. Undici furono posti a capo del centro urbano, dieci a capo del Pireo, tutti con l’incarico di sovraintendere al mercato e di occuparsi dell’amministrazione, e, sopra costoro, trenta magistrati con pieni poteri. Tra costoro erano alcuni miei familiari e conoscenti, che subito mi invitarono a prender parte alla vita pubblica, come ad attività degna di me.
Io credevo veramente (e non c’è niente di strano, giovane come ero) che avrebbero purificata la città dall’ingiustizia traendola a un viver giusto, e perciò stavo ad osservare attentamente che cosa avrebbero fatto.
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Le parole adatte

La lettera di Abraham Lincoln all’insegnante di suo figlio scritta il suo primo giorno di scuola.

Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere.
Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.
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Paesaggi, regni, montagne, isole, persone…

paesaggi

Ci sono paesaggi in cui nulla è rimasto immutato fuorché le nuvole. Paesaggi che ricordano storie, che le suggeriscono. Paesaggi dell’anima misteriosi e invisibili in cui si nascondono emozioni che danno un senso alla vita.
Forze irresistibili e inattese. Luoghi pervasi dalla ritmicità del movimento rotatorio della terra.
Paesaggi, regni, montagne, isole, persone…
La nostra identità è il nostro paesaggio, la nostra natura viva con alberi, il nostro modo di vedere e incontrare il mondo, la nostra capacità (o incapacità) di capirlo, di amarlo, di affrontarlo e di cambiarlo.