‘Sotto il vulcano’

Feltrinelli ha fatto debuttare da poco un progetto ricco di suggestioni: la rivista trimestrale ‘Sotto il Vulcano – Idee, narrazioni, immaginari’, diretta da Marino Sinibaldi, già ideatore e conduttore di Fahrenight su Rai Radio Tre. Eredita il nome dall’omonimo romanzo di Malcolm Lowry proponendosi di “mostrare, documentare, raccontare e reimmaginare la realtà”.

La sfida, si può leggere nella presentazione, “è che da un trauma come quello che stiamo vivendo possano nascere pensieri e narrazioni nuove. Il proposito è raccoglierli e, senza promettere risposte, aprire uno spazio in cui le domande più profonde, serie, affascinanti vengano a galla e trovino voce”.

Marino Sinibaldi è stato ospite del festival Passaggi di Fano e ha raccontato di questa nuova avventura dai contributi diversi e dai temi decisamente ampi. Spiega Sinibaldi che questa rivista è nata anche con l’dea di “guardare alle cose che ci accadono senza troppa distanza e senza troppa supponenza”.

Ogni numero ha una condirezione diversa proprio per riuscire a sviluppare “un grande tema, che occupa la parte centrale della rivista”.
Le sezioni iniziali e finali di ogni numero — Sismografie e Fenomeni — “vorrebbero allargare le reti per raccogliere più ampiamente possibile queste trasformazioni. Il focus al centro di ogni numero mira ad approfondirle”.


Scritto come una lettera

Venerdì 24 giugno è stato consegnato il Premio Passaggi a Dacia Maraini.

Caro Pier Paolo” è il libro che Dacia Maraini ha voluto dedicare a Pier Paolo Pasolini nel centenario della sua nascita.

Un libro intimo scritto come una lettera, in modo genuino, spontaneo, vero. Un libro di memorie che racconta — con dolcezza e istinto materno — di Moravia, di letture appassionate di Ungaretti, di Montale, dell’amicizia pura calzaturificio con Ninetto Davoli, di stupendi viaggi in Africa, del cammino, carico di tenerezza, dentro la letteratura…

“Caro Pier Paolo,

stanotte ti ho sognato. Avevi il solito sorriso dolce e mi dicevi: «Sono qua!». Poi ti toglievi una specie di gilet color malva e aggiungevi: «Fa caldo».
Stavo per abbracciarti, felice di rivederti, quando sei scomparso. Per terra era rimasto il tuo gilet color magenta. Ho fatto per raccoglierlo, ma anche quello è sparito. Al suo posto ho visto un geco spaventato che correva verso la parete.
È così strano che dopo tanti anni, nel sonno, io trovi ancora il modo di ricordarti e di vederti. Sei sempre il giovane cinquantenne che ho frequentato negli anni Sessanta e Settanta: il corpo agile, sportivo, la faccia seria, non imbronciata, ma pensosa, lo sguardo sognante, il passo deciso e sempre pronto a correre.”

estratto da: Dacia Maraini, “Caro Pier Paolo”, Neri Pozza, 2022.

Siamo fatti di vetro soffiato…

Per la rassegna “Passaggi DiVersi”, all’ex Chiesa di San Francesco, Valerio Magrelli conversa con Fabrizio Lombardo della rivista VersoDove.
Magrelli ha da poco pubblicato Exfanzia, la sua nuova raccolta di poesie — definito “il momento, per me, di fare i conti” —, per Einaudi.

La memoria è come sempre al centro della sua attenzione… E lo è, ovviamente, anche il corpo, che sulla pagina diventa archivio, traccia, album di famiglia, indizio per cercare di capire il tempo che passa…

Del poetare, tipica infiammazione del linguaggio

Nelle poesie di Magrelli non esistono sacro e profano perché tutto è sacro. Lo è soprattutto il quotidiano — gli elementi della realtà descritti nella loro singolarità — che ritorna assieme alla magia delle piccole cose.

… Siamo fatti di vetro soffiato:
l’unica cosa buona sta nel soffio.

Il lavoro e la dedizione

Al festival Passaggi sono passati anche Roberto Saviano e Marino Sinibaldi e hanno raccontato la storia del giudice Giovanni Falcone e della sua vita al servizio dello Stato. Una storia “incredibile” di un uomo e della sua fine che Saviano ha voluto raccontare sulla base di materiale documentario — sono stati persino descritti in modo minuzioso il colore e i disegni delle cravatte, l’appunto straordinario di Sinibaldi… —, ma anche e, soprattutto, si è lavorato sull’immaginario.
“Solo è il coraggio” ricorda il lavoro e la dedizione di Falcone rivelando l’uomo al di là del magistrato.
L’atmosfera del romanzo è spesso in bilico tra luci e ombre.

Si percepisce di continuo il presagio della fine tragica che è dietro l’angolo, e allo stesso tempo si sente forte l’urgenza del lavoro da portare a termine prima che l’inevitabile accada.
Il cuore del romanzo, lo ha ribadito più volte stasera Saviano, è il legame tra Falcone e gli uomini del pool antimafia, un legame che diventerà fortissimo grazie alla motivazione civile e umana che porterà Falcone e questi uomini a lavorare uniti al massimo delle loro forze.

Abbiamo bisogno di ascoltare…

Nello spettacolare scenario dell’ex chiesa di San Francesco a Fano, Anna Franceschini ha letto sue poesie di corpi oppressi e zittiti dalla Storia.
Colgo parole come vulnerabilità e come dolore, come pienezza e come mancanza
Penso allora alla ricerca di perfezione causata dalla superbia, dalla competizione perenne che ognuno di noi vive dentro.
Penso alla poesia che ha il potere di dire ciò che spesso abbiamo bisogno di ascoltare.

Uscendo dai nostri confini corporei 

Ascoltando l’intervento di Francesca Michielin al festival Passaggi 2022 di Fano ho pensato a quanto sia importante riconoscere e accogliere quella cosa che più o meno tutti noi chiamiamo imperfezione. E sentirci dentro, accettarci con le nostre fragilità, senza finzioni. E poi, con rispetto, amarci e quindi amare. Per uscire dai nostri confini corporei e quasi prolungarci attraverso il cuore.

Ancora a proposito di imperfezione, ecco una metafora che personalmente mi ha sempre colpito.

C’è nella lingua giapponese una parola tutta speciale, ‘kintsukuroi’, che mette insieme i termini ‘oro’ e ‘riparatore’ indicando una tecnica artigiana perfezionato nei secoli dai ceramisti del Sol Levante. Una tecnica sopraffina in grado di rivalutare in un modo del tutto nuovo un oggetto rotto e mettendone in evidenza i difetti che (qui) diventeranno pregi.

Ecco allora che, grazie soprattutto all’oro, si riesce a trasformare la fragilità in forza, l’imperfezione in bellezza e il difetto in qualcosa di unico e — ovviamente — irripetibile.

Dunque: imparare a curarsi le ferite e farne bellezza…

La scomparsa di Luciano Engelmann

È il 1914, la guerra è cominciata e il triestino Luciano Engelmann, giovane ingegnere edile con il grado di sottotenente, viene mandato sul fronte orientale in Galizia. Non sa cosa aspettarsi, è davanti a un salto nel buio, diretto verso i campi di battaglia a contrastare l’esercito russo. Constaterà da subito di come i reparti dell’esercito siano stati reclutati in tutte le nazionalità presenti nell’Impero e di come il corpo ufficiali sia fortemente legato alle tradizioni militari asburgiche.
Arrivato sul posto inizierà la lunga marcia verso Leopoli e resterà colpito da uno strano discorso che sentirà da un vecchio capitano con “lunghi baffi a manubrio”.
Quel che gli cambierà la vita, però, sarà l’incontro con il tenente Maximilian Groener, che intuirà le sue potenzialità e il suo ‘talento’ di ingegnere esperto in esplosivi…

Gabriele Chiarolanza scrive per trattenere il ricordo lottando contro l’oblio e forse proprio per questo predilige storie che hanno come protagonisti i dimenticati della storia.
Combina in modo elegante fiction e non-fiction, in una raffinata commistione di narrazione pura, memoria e biografia, mettendo in connessione quello che è con quello che è stato.
Colpiscono ed emozionano i dialoghi del romanzo, che aggiungono spesso qualcosa di nuovo alla storia — alla ricerca di un’intima identità, di un vissuto… — dando, quando ne hanno l’occasione, informazioni davvero importanti.

Gabriele Chiarolanza, La scomparsa di Luciano Engelmann, Meligrana 2021.