Le unghie di Cheche

Cleofe Clelia, classe 1884, nasce in un antico casone di paglia lungo l’argine del Piave. 
Cleofe Clelia la chiamano tutti Cheche, un nome che si è data da sola appena ha cominciato a farfugliare le sue prime parole.
Cheche vive di nulla, “come certi insetti ai quali basta una stilla di rugiada” e “cammina senza fine, in un’ansia di moto perpetuo”.
Cheche sembra una sorta di strega che, in un modo segreto, fa “scaturire il bene come fosse un’esalazione naturale, quasi un magma primigenio”. Un magma importante che porta “in superficie l’essenza divina dell’uomo”.
Di Cheche scrive Claudio Rorato e lo fa con un racconto che emoziona e riesce a far immedesimare come davvero pochi racconti sanno fare. Un racconto ricco di parole sospese nel tempo. Parole che, quando le leggiamo, si vestono di luce e oro.

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